Socket preservation, GTR, GBR – Equimatrix®

Nuovo studio multicentrico sulla socket preservation

  • 17 siti estrattivi
  • nessuna complicanza
  • risultati istologici e istomorfometrici
  • impianti inseriti in tutti i siti

E’ stato pubblicato un nuovo studio multicentrico del dr Myron Nevins e alcuni tra i più riconosciuti clinici internazionali sulla socket preservation con l’impiego di Equimatrix™, il sostituto osseo eterologo di Osteohealth/Nibec che De Ore distribuisce in Italia.

I risultati che vengono illustrati e discussi sono tra i migliori in assoluto

Di Equimatrix® ne parliamo con il dr Fabrizio Belleggia di Roma che condivide con noi opinioni e casi clinici.

 
 
 
 
 

D – Qual è la sua personale opinione clinica su Equimatrix®?

R – Trovo che sia un ottimo sostituto d’osso, con le giuste granulometrie, per affrontare tanto i piccoli difetti parodontali come i grandi difetti di rigenerazione ossea pre-implantare. Sebbene cerchi sempre di utilizzare l’osso autologo, nei casi in cui quest’ultimo sia in esigua quantità o del tutto assente, non mi faccio più di tanto problemi perché so che questo materiale mi darà comunque un ottimo risultato clinico.

D – Ha anche evidenze istologiche?

R – Sì, essendo un fautore dello “staged approach”, molto spesso ho l’occasione di prelevare un campione per l’analisi istologica prima di inserire l’impianto. Quello che ho trovato è una quantità residua di particelle di Equimatrix® inferiore rispetto ad altri sostituti ossei che ho largamente utilizzato in passato e conseguentemente una maggior presenza di osso neoformato.

D – Cosa ne pensa del nuovo studio multicentrico sulla socket preservation?

R – Avvalora ancor di più quelle che sono le mie sensazioni cliniche ed istologiche. Un materiale che è in grado di formare il 29% di nuovo osso a 6 mesi dall’innesto fornisce elevate garanzie che l’impianto possa osteointegrarsi in modo corretto.

D – In quali situazioni cliniche userebbe Equimatrix®?

R – Come tutti i materiali eterologhi, la cui struttura presenta un lungo riassorbimento, è fortemente indicato in tutte quelle situazioni dove il mantenimento del volume crestale è di primaria importanza, come appunto la ricostruzione di aree con alta valenza estetica, la socket preservation, ma anche gli interventi di rigenerazione parodontale e i rialzi di seno mascellare.

D – Equimatrix® è un tessuto di origine equina. Crede ci sia una differenza con l’osso di derivazione bovina?

R. – Credo che la differenza non dipenda dall’animale donatore ma dal processo di lavorazione, che non è uguale tra le varie aziende produttrici. In teoria hanno strutture molto simili, ed entrambi assomigliano all’osso umano. Se ci riferiamo nello specifico a Equimatrix® in diversi studi pubblicati* i risultati sono dichiarati come almeno sovrapponibili a quelli dell’osso di origine bovina. Essendo poi di origine equina, mi fa star tranquillo su possibili infezioni da BSE, dal momento che un recente articolo di revisione della letteratura** sui sostituti di origine bovina non fuga affatto i dubbi in merito ai rischi di trasmissione di malattie attraverso prioni non inattivati.

*
1 – Periodontal regeneration capacity of equine particulate bone in canine alveolar bone defects. Tae-Il Kim, J Periodontal Implant Sci 2010;40:220-226 • doi: 10.5051/jpis.2010.40.5.220
2 – Equine-derived bone mineral matrix for maxillary sinus floor augmentation: a clinical, radiographic, histologic, and histomorphometric case series. Nevins M, Heinemann F, Janke UW, Lombardi T, Nisand D, Rocchietta I, Santoro G, Schupbach P, Kim DM. Int J Periodontics Restorative Dent. 2013 Jul-Aug;33(4):483-9. doi: 10.11607/prd.1728
3 – Socket preservation procedure with equine bone mineral: a case series. Nevins M, Cappetta E.G., Cullum D, Khang W.,MIsch C.,Ricchetti P., Sclar A., Wallace S.S., Kuan.Te Ho D., Kim D.M. Int J Periodontics Restorative Dent 2014;34(suppl):s51-s57.doi:10.11607/prd.2139
**
Risk of Prion Disease Transmission through Bovine-Derived Bone Substitutes: A Systematic Review Yeoungsug Kim, DDS * Hessam Nowzari, DDS; PhD; Sandra K. Rich, MPH, PhD DOI 10.1111/j.1708-8208.2011.00407.x

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