Dr. Stefano Scavia, Milano
Un grave deficit osseo mascellare con perdita verticale e orizzontale del processo alveolare richiede procedure rigenerative tridimensionali nel contesto di un corretto approccio implantare protesicamente guidato. In questo caso clinico viene messa in evidenza dall’esame obiettivo e dalle indagini radiologiche una perdita ossea tridimensionale a carico di una riabilitazione implanto-protesica di 4 elementi da 22 a 25, sostenuta da 3 impianti realizzata 11 anni prima.
L’estesa esposizione e contaminazione delle superfici implantari ed il difetto osseo parodontale a carico della porzione radicolare mesiale dell’elemento 26 suggeriscono, in un approccio rigenerativo tradizionale, la rimozione degli impianti compromessi e l’estrazione dell’elemento 26, consentendo una rigenerazione dal picco osseo distale al 21 a quello mesiale al 27.
L’approccio così pianificato comporterebbe però numerosi interventi: 1° l’estrazione di 26 e la rimozione degli impianti 22-24-25, 2° un aumento dei tessuti molli (pre o post rigenerazione ossea), 3° la rigenerazione ossea tridimensionale, 4° la rimozione precoce dei device rigenerativi (membrana, viti di fissaggio/sostegno), 5° l’inserimento degli impianti.
Nel presente caso si decide di eseguire un approccio più conservativo e meno invasivo.
Con la tecnica ‘’GBR 2-stage‘’ l’intero trattamento viene ridotto a 2 soli interventi, gli impianti vengono conservati con l’aggiunta di un ulteriore impianto in zona 23 e l’elemento 26 viene mantenuto estendendo la rigenerazione ossea alla porzione radicolare esposta.
Nel primo intervento viene rimosso il ponte protesico sugli impianti, si esegue un lembo a busta ed un prelievo di osso autologo con una trefine dotata di stop di profondità dalla linea obliqua esterna della mandibola. L’osso così prelevato viene utilizzato come componente autologa nella preparazione della miscela di innesto costituita da 50% osso autologo e 50% osso equino deproteinizzato (Equimatrix™). La superficie esposta degli impianti viene decontaminata con il protocollo Ni-Ti Brush e Perisolv®, per l’esecuzione della GBR viene utilizzata una membrana in d-ptfe (Cytoplast®) stabilizzata con viti di sostegno e di fissaggio (Profix ™). Dopo 9 mesi dal primo intervento si esegue il rientro chirurgico: un lembo a busta consente la rimozione di membrana e viti e l’inserimento di un impianto in zona 23 per la realizzazione di una riabilitazione protesica 1-to-1.
Viene eseguito un prelievo dal palato in zona 25-27 successivamente disepitelizzato, modellato e suturato sotto al periostio del lembo, così da ottenere con un approccio di tipo bilaminare, una soft tissue augmentation ed un miglioramento della gengiva cheratinizzata perimplantare nel tempo. La verticalità della base del mascellare non rende necessario un intervento di approfondimento di fornice vestibolare.
Dopo altri 4 mesi si procede alla riapertura degli impianti ed alla finalizzazione protesica che include 3 veneers addittive sugli incisivi superiori naturali (12-11-21).
Segue controllo clinico e radiografico ad un anno dalla protesizzazione.
La tecnica di GBR 2-Stage
Le caratteristiche della tecnica di GBR 2-Stage, impiegata per la risoluzione di questo caso clinico, sono le seguenti:
- Impiego totale di 2 soli interventi chirurgici per rigenerazione ossea tridimensionale, rimozione dei dispositivi rigenerativi, aumento dei tessuti molli ed inserimento implantare.
- Riduzione della contrazione volumetrica dell’area ossea rigenerata conseguente alla rimozione del dispositivo barriera.
- Utilizzo nel mascellare del solo lembo vestibolare con tunnelizzazione palatina per l’inserimento della barriera non riassorbibile e fissaggio palatino transmucoso.
- Possibilità in zona mandibolare posteriore di accesso mucoso a tunnel con incisione singola mesiale rispetto all’area da rigenerare (GBR Pocket Technique).
- Protocollo per la rigenerazione verticale anche in assenza di picco osseo a carico degli elementi naturali adiacenti all’area atrofica.
- Protocollo per la decontaminazione e la rigenerazione ossea tridimensionale intorno agli impianti situati internamente all’area da rigenerare.
